Nel quinto articolo della Legge Scout viene richiesta una caratteristica specifica l'essere cortese.
Ai giorni nostri questa parola richiama qualcosa di vecchio, quasi medievale, ed è proprio da quel periodo storico che deriva. Si riferisce chiaramente alla corte del re, del governante, dei cavalieri, dove ognuno era tenuto a conoscere le buone maniere, essere garbato nel modi di parlare, rispettando determinate regole di comportamento. La società cavalleresca che ha ispirato sir Robert Baden-Powell nell'ideazione dello scoutismo.
Oggi potremmo attualizzare questo termine nell'essere educati, gentili, eleganti, sia nei fatti e che nel linguaggio.
Un compito non sempre facile nella società moderna, dove i mass media sono sempre più sguaiati e volgari. Dove aggressività e arroganza dominano la cronaca quotidiana.
Come fare allora ad educare i ragazzi e le ragazze scout a questi valori?
Un grandissimo aiuto ci è stato regalato da Papa Francesco quando ha invitato a riscoprire tre semplici parole e a metterle in pratica quotidianamente: permesso, grazie, scusa.
Tre parole ma un'unica direzione: l'altro. Non possono essere autoreferenziali, ma devono obbligatoriamente coinvolgere un'altra persona.
L'attenzione si sposta sul rispetto della libertà degli altri, che guida le nostre azioni e le nostre parole.
In quest'ottica chiedere il permesso non sarà più una limitazione delle cose che posso fare, ma la certezza di non limitare la libertà di colui al quale ho chiesto.
Ringraziare non sarà più un atto formale, ma il riconoscere che mi è stato donato qualcosa che non sarei riuscito ad ottenere senza chi mi ha aiutato.
Scusarsi non verrà più vissuto come l'umiliazione di noi stessi, ma la consapevolezza di riconoscere un errore che potrebbe aver ferito chi mi sta vicino.
Inevitabilmente l'essere cortesi non si limiterà più alla vita scout, ma si allargherà alla vita cristiana e, perché no, alla vita civile, mettendoci in discussione come capi scout, genitori, nonni, educatori, sacerdoti, catechisti, politici ...
Solo così sarà possibile trasmettere ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze il valore dell'essere cortesi.

  

 

pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.18 del 5 maggio 2018

Pubblicato in Gruppo

"La guida e l'esploratore sono amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout".

È questo l'articolo della legge scout che ha guidato l'evento della zona di Milano Nord e Monza e Brianza tenutosi lo scorso weekend di Aprile presso il parco della Besozza (Pioltello).

Circa duecento ragazzi tra i dodici e i sedici anni, provenienti da tutte le aree della zona (tra cui Brugherio), si sono riuniti per vivere insieme l'esperienza del San Giorgio, una ricorrenza dedicata al patrono del Reparto (la branca caratterizzata da scoperta, competenza e responsabilità affrontate tramite l'avventura).

I ragazzi si sono sfidati tra loro, si sono confrontati, ma soprattutto si sono incontrati mostrando con trasparenza le loro capacità e le loro difficoltà e sperimentando realmente cosa significhi fratellanza, al di là delle diversità.
"Sai da soli non si può fare nulla, sai aspetto solo te. Noi, voi tutti vicini e lontani, insieme si fa un arcobaleno di anime".

Erano queste le parole scritte sull'invito per una "festa" che i bambini del branco "roccia della pace" (Brugherio) e "popolo libero" (Pioltello) hanno consegnato ad alcune persone della comunità pakistana di Pioltello.

Lo scorso weekend, in occasione della festa di primavera, i due branchi hanno avuto la possibilità di trascorrere insieme due giorni di gioco e di condivisione.

In particolare domenica, hanno incontrato bambini, ragazzi ed alcuni adulti della comunità pakistana che gli hanno insegnato a giocare a cricket. E così tra risate e divertimento hanno trascorso insieme ore piacevoli.

Questa giornata ci ha insegnato che siamo unici proprio perché diversi e che facciamo tutti parte di uno stesso "arcobaleno".
"Ama il prossimo tuo perché̀ è come te stesso".

Questa bellissima verità̀ ha potuto risuonare nell'appena passato weekend del 21 e 22 aprile, durante la Festa di primavera che ha visto protagonisti molti branchi scout della zona.

In particolare a Brugherio, il branco "il gabbiano" e "il popolo libero", del gruppo di Cormano, hanno condiviso momenti di incontro e conoscenza.

Grazie a Cinzia (dell' associazione Mutar), attraverso un' attività̀ di musicoterapia, abbiamo capito quanto sia importante dare spazio al prossimo.

Abbiamo conosciuto Emanuele che attraverso i suoi limiti, ci ha aiutato a riconoscere i nostri.

Quando conosciamo i colori dell'amicizia e della condivisione, la diversità̀ non è più̀ un ostacolo, ma una grande ricchezza.

 

 

pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.17 del 28 aprile 2018

Pubblicato in Gruppo

͞Ma cosa si fa agli Scout?͟Ma vendete i biscotti? Aiutate le persone anziane ad attraversare la strada?

Ma, esattamente, cosa si fa insieme agli scout?

Sono domande che tutti noi ci siamo sentiti chiedere spessissimo e a cui forse molte persone pensano quando hanno a che fare con persone scout.

Al di là di smentire banali luoghi comuni, non neghiamo che,anche dopo molti anni passati con il fazzolettone al collo, trovare una risposta completa è una cosa molto difficile.

Crediamo che alcune esperienze, per essere comprese nel miglior modo possibile, vadano vissute. Soprattutto un'esperienza come un percorso che comprende gran parte della crescita di una persona.

Il desiderio di far conoscere meglio lo scoutismo ci ha spinto a sognare in grande: immaginare di offrire a 50 bambini dagli 8 ai 12 anni dello spazio e del tempo per essere testimoni di cosa voglia dire essere Scout e essere un Lupetto.

Il pomeriggio di sabato 14 aprile ci ha visti impegnati nella realizzazione di questo sogno: ogni bambino iscritto al gruppo Scout (e ogni capo) ha avuto la possibilità di invitare dei propri amici per un pomeriggio di gioco, un ͞assaggio͟ di vita Scout e di Branco.

Per offrire un'esperienza coerente con la proposta dello scoutismo abbiamo cercato di vivere e di far vivere questo pomeriggio come se fosse una normale attività di Branco.

Ogni bambino ha avuto la possibilità di essere protagonista, di mettersi in gioco con tutte le sue qualità e di stringere nuove amicizie.

I giochi sono stati vissuti insieme ed è proprio giocando, attraverso un'esperienza concreta, che la scoperta di ͞cosa si fa con gli scout͟ trova una risposta reale: una risposta che rispetta il linguaggio dei più piccoli.

La chiusura dell'attività è stato un momento forte di gioia condivisa. 90 bambini e 15 adulti si sono riuniti in un unico grande cerchio per recitare il Padre Nostro e per salutarsi tutti insieme.

Speriamo di aver lasciato un bel ricordo nel cuore di ogni bambino invitato.

 

 

 pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.16 del 21 aprile 2018

Pubblicato in LC

Per il campo pasquale di quest'anno siamo stati gentilmente ospitati dalla comunità missionaria di Lonato del Garda.
I missionari ci hanno accolto calorosamente insieme ad altri due clan, di Ostiglia e Cernusco.
Con questi gruppi abbiamo instaurato subito un legame speciale, che ha alleggerito i momenti di preghiera e lavoro: tra un'attività e l'altra non abbiamo mai perso l'occasione di cantare, suonare e ballare insieme.
Durante i tre giorni abbiamo intrapreso un cammino che ci ha indotto a ragionare sulla fede e sul nostro rapporto con Dio. Per soddisfare la nostra curiosità ci sono state molte testimonianze: i missionari hanno vissuto delle esperienze fantastiche in posti come Brasile, Perù e Argentina, che li hanno spinti a intraprendere una vita di completa dedizione al Signore.
Inizialmente è stato difficile mantenere l'impegno durante le ore di preghiera, diurne e notturne. Ma dopo aver visto con quanta passione vivono queste persone, abbiamo affrontato con il sorriso tutto ciò che ci venisse proposto.
Nel pomeriggio alcuni di noi si dedicavano alla costruzione in miniatura di un villaggio africano, che poi verrà mostrato ai visitatori della comunità per sensibilizzarli alla vita del terzo mondo. Abbiamo dipinto, scavato, sistemato i rifiuti e tolto le pietre in eccesso, ma la fatica non si è fatta sentire perché ci siamo divertiti tantissimo.
Gli altri ragazzi invece si dividevano in maschi e femmine: le ragazze andavano a fare conversazione con delle donne nord-africane per aiutarle a parlare bene l'italiano, i ragazzi, invece, sono diventati dei veri e propri professori dando ripetizioni di matematica, italiano e inglese ai rifugiati.
Stare a diretto contatto con una persona che ha dovuto lasciare il suo paese per la guerra e che ora tenta di studiare per rifarsi una vita e trovare lavoro, lascia davvero riflettere.
Riempie il cuore di gioia sapere che con quelle poche ore siamo riusciti ad aiutare, nel nostro piccolo, queste persone che scalano ogni giorno montagne di difficoltà.
Abbiamo avuto anche la possibilità di conoscere dei ragazzi ex tossico-dipendenti che ci hanno raccontato la loro storia, della loro infanzia oppressa e di come hanno sfogato tutti questi problemi.
Il fatto che fossero ano nostri coetanei ci ha coinvolto emotivamente molto di più perché vedere questi ragazzi apparentemente come noi, ma con un passato terribile, colpisce nel profondo.
È stata un'esperienza diversa da tutte le altre che abbiamo vissuto in noviziato: generalmente ci dedichiamo al prossimo con il servizio, questa volta invece è stato più un percorso personale che ci ha fatto ragionare su noi stessi e su some viviamo la nostra vita.
Il campo si è concluso con la veglia Pasquale e subito dopo ci siamo salutati banchettando e ricordando i bei momenti passati insieme.
Dopo questa route il nostro zaino si è alleggerito grazie a tutte le nuove persone che abbiamo incontrato e che ci hanno dato degli spunti da cui partire per trovare il nostro piccolo posto nel mondo.

 

 

 

Pubblicato in RS noviziato
Sabato, 07 Aprile 2018 17:43

Salutare l'Universo con fratel Tommaso

Eremo di Betania, Padenghe sul Garda. Luogo sconosciuto, è vero, ma è proprio qui che il clan/fuoco Mistral ha passato i giorni del triduo pasquale.
E non erano soli, con loro un clan di Bassano del Grappa ed un'altra comunità che già alloggiava all'eremo.
Insieme, e grazie alla persona di fratel Tommaso, si è creata una nuova comunità, che condivideva momenti di catechesi, cene e pranzi, meditazioni e preghiere.
Per i nostri ragazzi l'esperienza è stata forte. Insomma, non capita tutti i giorni di salutare l'universo, di fare meditazioni lunghissime nel più completo silenzio, di cantare e ricantare il ritornello di una canzone fino a che fratel Tommaso non è soddisfatto, di ascoltare voci soliste che tanto intonate in realtà non erano, di alzarsi prestissimo la mattina per partecipare alle lodi che "vedrete dureranno pochissimo", raggiungere posti che "vedrete sono vicinissimi"; per non parlare della cena ebraica: non fidatevi del nome, per cena c'era poco, sostanzialmente lunghe preghiere e uova sode.
Potremmo dire che ci sono stati momenti che non hanno convinto il clan più di tanto, altri che invece li hanno profondamente colpiti e segnati.
Innanzitutto la testimonianza di una giovane coppia, appena sposata in Perù, che ha raccontato alla comunità la loro esperienza di missionari. Sentire parlare persona così giovani, ma con delle idee in testa così chiare e definite sul futuro e sulla vita, ha fatto un certo effetto. Erano sicuri di loro stessi e determinati in tutti i progetti che desideravano attuare nei vari paesi in cui si trovavano.
Dopo esser venuti a contatto con certi tipi di realtà, dopo aver conosciuto certe storie o situazioni più o meno drammatiche, aiutare il prossimo era l'unica cosa che si sentivano in dovere di fare, e lo hanno fatto. Hanno reso il servizio il caposaldo della loro vita.
In più ci sono state un paio di visite fuori dall'ordinario per il clan. La prima è stata alla casa di riposo per anziani.
La comunità si è fermata per qualche ora, un intero pomeriggio in realtà, per fare compagnia agli anziani presenti. Una chiacchiera qui e una chiacchiera là, si è formato un coro, che ha cantato per tutta la durata della visita senza interruzione.
Qualche volta il clan partiva per la tangente, cantando canzoni che gli altri non conoscevano, con quelle bellissime voci soavi che li contraddistinguono; quando invece venivano scelte canzoni che tutti conoscevano, allora il coro diventava più grande, le voci stonate si mischiavano a quelle (dire intonate è dire troppo) diciamo migliori, per diventare una sola.
In questi momenti tutti sembravano felici, le preoccupazioni stavano in lontananza, il tempo scorreva veloce e il mal di gola si affrettava ad accoglierli.
La seconda visita, in una comunità di tossicodipendenti, è quella che probabilmente è rimasta più impressa.
Subito il clan è stato diviso in gruppi per dividersi nella varie attività da svolgere: chi si occupava degli animali, della cucina, della pulizie interne o esterne, ecc... da fare c'era tanto e il clan si reso disponibile e utile.
Durante le varie attività si aveva la possibilità di scambiare qualche chiacchiera con le persone che vivevano in questa comunità. Domande a volte scomode, a cui i
ragazzi pero rispondevano con totale sincerità.
Terminate le attività dei vari gruppi, si è formato un grande cerchio, tutti pronti ad ascoltare la testimonianza di questi ragazzi, che hanno raccontato e spiegato l'organizzazione delle loro giornate in comunità e della comunità stessa.
Alcuni si sono aperti, raccontando le scelte della propria vita e il percorso che li aveva portati fino a lì. "Ho imparato ad apprezzare la vita", "a capire il valore delle regole e a rispettarle", dicevano alcuni.
L'incontro ha suscitato domande e riflessioni da parte dei singoli componenti del clan, che si sono messi a confronto con una realtà che per loro non era comune, con ragazzi che avevano anche la loro stessa età, ma che alle spalle avevano una storia completate differente.
Il rapporto che si è instaurato poi con questi ragazzi è stato davvero particolare, quasi facessero parte della comunità, quasi se ne fosse creata una nuova. Insieme al clan hanno suonato, mangiato, cavalcato cavalli, festeggiato compleanni, riso, e soprattutto giocato lunghe partite di calcio.
Quindi sì, svegliarsi presto la mattina, le lunghe code per il bagno, dormire al freddo in tenda, stare in silenzio ed apprezzare i momenti di meditazione offerti, è stato complicato, ma con la comunità che si è creata, e non si parla solo di quella dell'eremo, la route di Pasqua è stata un'esperienza indelebile nei ricordi, che ha provocato forti emozioni e che è stata vissuta insieme.

 

 

pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.14 del 7 aprile 2018

Pubblicato in RS Clan/Fuoco

L'iscrizione al gruppo scout AGESCI di Brugherio è rivolta a chiunque – bambino/a, ragazzo/a, giovane, adulto/a – voglia mettersi in gioco in prima persona, secondo lo stile e le regole che stiamo descrivendo negli articoli pubblicati su questo giornale.


Sebbene si cominci a "cacciare con i lupetti" dall'età di 8 anni diamo la possibilità, ai genitori che vogliono offrire ai propri figli l'esperienza educativa dello scoutismo AGESCI, di inserirli in lista di attesa fin da piccolissimi.
Ecco perché ci piace parafrasare una celeberrima frase dicendo che, per richiedere l'iscrizione al nostro gruppo scout, "non è mai troppo tardi"...ma nemmeno troppo presto!


Come unica modalità di iscrizione, per stare al passo coi tempi e per rispettare l'ordine cronologico di iscrizione, abbiamo creato sul nostro sito www.scoutbrugherio.org una pagina dedicata con appositi form sia per maggiorenni che per minorenni (per questi ultimi dovrà necessariamente essere compilato da un genitore).


Negli ultimi anni la lista di attesa è sempre stata molto corposa. Per rispondere a questa elevata richiesta, nel 2005 la Comunità Capi ha approntato un ambizioso progetto di sviluppo che, ad oggi, ha permesso di raddoppiare gli ingressi annuali nel gruppo
Ciononostante non tutti i bambini e ragazzi riescono a vivere l'avventura scout perché i posti disponibili sono limitati dalla caratteristica principale dello scoutismo: l'attenzione al percorso educativo personalizzato su ogni singolo bambino/a e ragazzo/a, che richiede un numero massimo di membri di ciascun gruppo.

Qualche suggerimento utile per assicurare un posto ai vostri figli:
• acquisite una priorità temporale iscrivendo i vostri bambini il prima possibile ;
• quando incontrate gli scout, e ai vostri figli si illuminano gli occhi, avvicinate un capo e chiedete di iscriverli subito;
• siate fiduciosi, spesso abbiamo un posto libero ... anche per i più grandicelli;
• il nostro sito è ottimizzato per il mobile;
• approfittate dei prossimi eventi sul territorio per chiederci informazioni;
• scaricate la presentazione ufficiale del movimento scout AGESCI per conoscere in maniera più approfondita la proposta educativa (troverete anche una fotografia scattata durante l'inaugurazione di via Baden-Powell a Brugherio)


Vi aspettiamo!
Buona caccia e Buona Strada.

 

pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.1 del 7 aprile 2018

Pubblicato in Gruppo
Sabato, 24 Marzo 2018 19:30

COMUNITÀ CAPI IN CAMMINO

"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono di Cristo Gesù"
Durante lo scorso week-end, del 16-17-18 Marzo la Comunità Capi di Brugherio, così come le Comunità Capì di tutta Italia, ha vissuto forti momenti di riflessione e di condivisione.
Ma cos'è la "Comunità Capi"?
La Comunità Capi (detta Co.Ca. per abbreviazione) è la comunità degli educatori del gruppo scout ed ha come mandato prioritario l'educazione dei ragazzi che le sono affidati attraverso il metodo dello scoutismo.
Ogni capo, dal più giovane al più esperto, "condivide la responsabilità educativa" ed è consapevole che le sfide si affrontano insieme, attraverso un confronto fitto e sincero, condividendo passione e entusiasmo... ed è proprio così che la comunità diventa una risorsa.
Tra le urgenze del gruppo, i bisogni imminenti dei ragazzi e l'organizzazione di eventi, durante i giorni trascorsi insieme ci siamo infatti confrontati per aiutarci sia a guardare lontano, pensando ed immaginando insieme il cammino dei prossimi anni, sia a vedere le scelte di tutti i giorni attraverso la lente del discernimento, che siamo chiamati a compiere costantemente.
Ma in concreto a cosa siamo chiamati?
Siamo chiamati a compiere delle scelte partendo dalla lettura delle nostre emozioni attraverso la ragione affinché le nostre azioni siano specchio degli insegnamenti di Cristo. Proprio la comunità capi, come comunità cristiana, parte della Chiesa missionaria nell'educazione, è il luogo in cui, per noi, ha inizio il cammino di discernimento.
Il fine settimana si è concluso con la celebrazione della S. Messa con l'Arcivescovo Mario Delpini nella chiesa di S. Vittore al Corpo a Milano, con la partecipazione di alcune comunità capi di Milano e della Brianza.
L'Arcivescovo ha sottolineato come la nostra epoca si arrenda sempre più frequentemente ad un continuo "oramai", invitandoci a vivere la speranza anche di fronte a ciò che appare impossibile.
Questo suo invito ci stimola a proseguire la nostra azione educativa ricordandoci che è sempre possibile "dare un calcio all'IM-Possibile".

 

 pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.12 del 24 marzo 2018

Pubblicato in CoCa
Venerdì, 16 Marzo 2018 18:50

Che impresa essere scout!

Eh sì, è proprio un'impresa...costa fatica, serve un obiettivo verso il quale puntare, ci vuole progettazione, una certa quantità di determinazione e di passione; ma una volta che si ha finito, sai che "fiesta"?!!


L'impresa per il Reparto è prima di tutto uno stile, il modo di fare le cose; è un caposaldo del suo essere.


In Reparto è anche attraverso l'impresa che si vive l'avventura, l'atmosfera di avventura è l'esca che spinge i ragazzi all'azione, è uno strumento che li aiuta a sviluppare il loro senso critico, a portare a termine ciò che si è iniziato acquisendo nuove competenze cercando di incidere, nel loro piccolo, sulla realtà che li circonda per produrre dei piccoli cambiamenti.

Loro stessi raccontano l'impresa come: "un modo per trascorrere il tempo e divertirsi con la squadriglia, dove ognuno si può mettere in gioco" - "dove si uniscono le abilità e i talenti dei membri della squadriglia per raggiungere un obbiettivo" - "ognuno ha un suo compito e questo è molto utile perché mette in risalto la collaborazione tra di noi mostrando i nostri talenti" - "rappresenta il momento di massima realizzazione della squadriglia" - "è ciò che rende una squadriglia tale" - "vivere un esperienza decisa insieme e che piace a tutti; per questo si vive al massimo facendo del proprio meglio" - "un'occasione per unire la squadriglia" - "è una sfida da affrontare".


Ma non è sempre facile mettere in pratica le parole, come in tutto ci vuole impegno ma spesso non basta...e allora ci si arrende? Ci si lascia abbattere da una sconfitta?!

Nient'affatto, l'impresa è fatta per sognare e provare; se non si riesce a realizzare vorrà dire che si avrà l'occasione di capire dove si è sbagliato per "giocarsi", ancora meglio, nella prossima occasione. Non si tratta, quindi, solo di un insieme di tecniche da mettere in pratica, ma di un modo di affrontare l'esistenza che favorisce anche lo sviluppo di uno stile personale.

"Per noi l'impresa è un modo per trascorrere il tempo e divertirsi con la squadriglia, dove ognuno si può mettere in gioco per poter raggiungere insieme agli altri il proprio obbiettivo. È un'esperienza formativa, perché comprende la parte del progetto e quindi di preparazione e la parte pratica dove si dimostra ciò che si sa fare". Sq. Falchi


"Per noi l'impresa é una missione dove si uniscono le abilità e i talenti dei membri della squadriglia per raggiungere un obbiettivo".
"L'impresa è una parte importante dello scoutismo, dove ogni membro della squadriglia, riesce a realizzare un suo sogno mettendosi in gioco e mettendo in risalto le sue capacità."


Ogni persona ha un suo compito è questo è molto utile perché mette in risalto la collaborazione tra di noi e dimostra a tutti i nostri talenti". Sq. Rondini


"Per noi l'impresa è un punto fondamentale della crescita della squadriglia che partendo dalla collaborazione di ciascuno definisce il suo ruolo. Rappresenta il momento di massima realizzazione della squadriglia, dove ogni singolo mette in gioco le proprie abilità che vengono valorizzate a pieno."


"Per noi l'impresa è ciò che rende una squadriglia tale. La possibilità di aiutare qualcuno è migliorare noi stesse mettendoci in gioco e condividendo le nostre abilità."


"Per me l'impresa di squadriglia è un modo di conoscere meglio i componenti della mia squadriglia, un modo di imparare a organizzarsi, a essere cooperativi e un modo di vivere un esperienza decisa da se stessi e che, di conseguenza, piace a tutti i membri della squadriglia. Per questo si vive al massimo, facendo del proprio meglio per raggiungere un obbiettivo comune". Sq. Tigri


"Per noi l'impresa è un'occasione ideata con lo scopo di unire la squadriglia utilizzando un'attività come mezzo per aiutarci nel farlo." Sq. Antilopi

"L'impresa è una sfida da affrontare." Sq. Pantere

 

 

pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.11 del 17 marzo 2018

Pubblicato in EG
Venerdì, 09 Marzo 2018 23:04

Semel Scout, Semper Scout

Il motto che Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout, ha coniato sin dall'inizio della sua opera educativa è semplice e diretto: "Semel Scout, Semper Scout" che in italiano si traduce "Scout una volta, Scout per sempre".

E' un impegno diretto a mantenere una promessa, la stessa in tutto il mondo, che "se Dio vuole" è per sempre.
In questi 30 anni di scoutismo a Brugherio più di 450 ragazzi e ragazze hanno promesso "sul proprio onore" di essere scout per sempre, ma è solamente a circa 50 di essi che abbiamo voluto dedicare una serata speciale per "Ricordare, Raccontare, Immaginare".
Sono i capi che hanno permesso al gruppo di nascere, crescere e, alle volte, sopravvivere.
Grazie al loro impegno e al loro entusiasmo hanno contribuito all'educazione di quei ragazzi/e che, oggi adulti, continuano a testimoniare i valori scout in ogni ambito della propria vita.
Durante la serata, attraverso video e fotografie storiche, è stato bello "Ricordare" tutte le avventure trascorse insieme: una carrellata di emozioni e ricordi che hanno lasciato un segno, una traccia da seguire.
Inevitabile poi "Raccontare" come è cresciuto e si è trasformato il nostro gruppo in questi trent'anni, tra successi, delusioni, ostacoli da superare, soddisfazioni, traguardi raggiunti...
Una storia che ci porta oggi ad avere basi solide, con lo sguardo rivolto verso il futuro.
Si tratta dunque di "Immaginare" il nostro gruppo tra 30 anni e chi meglio di questi capi può darci un contributo visionario? Chi, con la propria esperienza e maturità, può darci una lettura realista e sognatrice delle nuove sfide educative che dovremo affrontare negli anni a venire?
Abbiamo voluto lanciare questa ardua sfida che, tra sbigottimento e stupore, è stata accettata!
Avanti dunque a nuovi incontri, nuove discussioni, nuovi confronti ... nuove serate insieme per i nostri ragazzi/e, per "lasciare il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato".


P.S. ci sarebbe piaciuto nominarli tutti, ringraziarli della loro presenza, della loro partecipazione anche con collegamenti video da Novara-Modica-Londra, ma siamo convinti che, a nome di tutti, bastino due persone, i nostri fondatori Massimo UA Viganò e don Mario Longo. GRAZIE.

 

 pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.10 del 9 marzo 2018

Pubblicato in CoCa
Venerdì, 02 Marzo 2018 18:45

La giungla è grande per il cucciolo

Sabato 17 febbraio noi del branco Il Gabbiano abbiamo invitato nella nostra tana, che nel mondo scout indica il luogo dove vengono svolte le attività, degli ospiti speciali con cui condividere il pomeriggio: alcuni ragazzi del gruppo Llamada Ecuador che lo scorso Agosto hanno trascorso quattro settimane in missione a Zumbahua (Ecuador).
Il maestro della Legge, l'orso bruno Baloo, insegna a tutti i lupi che "la giungla è grande e il cucciolo è piccolo"; per questo, attraverso un gioco, abbiamo scoperto insieme alcuni Paesi del Mondo.
Cercando di ricomporre il Mappamondo, ci siamo accorti che qualcuno ci aveva rubato alcune Nazioni e grazie al nostro fiuto abbiamo scoperto che il ladro era scappato e si era rifugiato in Ecuador. Quindi, dopo aver ricomposto la mappa siamo andati a caccia del furfante, ma giunti in quel bellissimo Paese siamo stati subito assorbiti dalla vita coinvolgente del posto. Lì, gli amici di Llamada Ecuador ci hanno accolti con dell'aguita (tè caldo)e invitati ad ascoltare la loro esperienza.
Sara e Claudia ci hanno raccontato la vita all'interno di una casa di accoglienza per bambini, di come i bambini, anche se non sono fratelli di sangue, vivono come una vera e propria famiglia, dove il più grande aiuta il più piccolo e ognuno ha la possibilità di crescere in un ambiente felice.
Samuele e Gabriele invece ci hanno spiegato come hanno costruito una casa (con le loro mani, mattone dopo mattone!) per e assieme ad una famiglia del posto.
Abbiamo capito che a definire la casa non sono solo le pareti e il tetto ma anche il tempo condiviso nel lavoro, chi ci abita e chi viene accolto.
Casa è quel luogo dove essere sé stessi e sentirsi al sicuro perchè amati.
Anche la nostra tana è un po' la nostra casa, dove tornare con gioia e ritrovare i nostri amici.

 

pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.9 del 2 marzo 2018

Pubblicato in LC