Sabato, 07 Aprile 2018 17:43

Salutare l'Universo con fratel Tommaso

Scritto da  Silvia Napolitano
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Eremo di Betania, Padenghe sul Garda. Luogo sconosciuto, è vero, ma è proprio qui che il clan/fuoco Mistral ha passato i giorni del triduo pasquale.
E non erano soli, con loro un clan di Bassano del Grappa ed un'altra comunità che già alloggiava all'eremo.
Insieme, e grazie alla persona di fratel Tommaso, si è creata una nuova comunità, che condivideva momenti di catechesi, cene e pranzi, meditazioni e preghiere.
Per i nostri ragazzi l'esperienza è stata forte. Insomma, non capita tutti i giorni di salutare l'universo, di fare meditazioni lunghissime nel più completo silenzio, di cantare e ricantare il ritornello di una canzone fino a che fratel Tommaso non è soddisfatto, di ascoltare voci soliste che tanto intonate in realtà non erano, di alzarsi prestissimo la mattina per partecipare alle lodi che "vedrete dureranno pochissimo", raggiungere posti che "vedrete sono vicinissimi"; per non parlare della cena ebraica: non fidatevi del nome, per cena c'era poco, sostanzialmente lunghe preghiere e uova sode.
Potremmo dire che ci sono stati momenti che non hanno convinto il clan più di tanto, altri che invece li hanno profondamente colpiti e segnati.
Innanzitutto la testimonianza di una giovane coppia, appena sposata in Perù, che ha raccontato alla comunità la loro esperienza di missionari. Sentire parlare persona così giovani, ma con delle idee in testa così chiare e definite sul futuro e sulla vita, ha fatto un certo effetto. Erano sicuri di loro stessi e determinati in tutti i progetti che desideravano attuare nei vari paesi in cui si trovavano.
Dopo esser venuti a contatto con certi tipi di realtà, dopo aver conosciuto certe storie o situazioni più o meno drammatiche, aiutare il prossimo era l'unica cosa che si sentivano in dovere di fare, e lo hanno fatto. Hanno reso il servizio il caposaldo della loro vita.
In più ci sono state un paio di visite fuori dall'ordinario per il clan. La prima è stata alla casa di riposo per anziani.
La comunità si è fermata per qualche ora, un intero pomeriggio in realtà, per fare compagnia agli anziani presenti. Una chiacchiera qui e una chiacchiera là, si è formato un coro, che ha cantato per tutta la durata della visita senza interruzione.
Qualche volta il clan partiva per la tangente, cantando canzoni che gli altri non conoscevano, con quelle bellissime voci soavi che li contraddistinguono; quando invece venivano scelte canzoni che tutti conoscevano, allora il coro diventava più grande, le voci stonate si mischiavano a quelle (dire intonate è dire troppo) diciamo migliori, per diventare una sola.
In questi momenti tutti sembravano felici, le preoccupazioni stavano in lontananza, il tempo scorreva veloce e il mal di gola si affrettava ad accoglierli.
La seconda visita, in una comunità di tossicodipendenti, è quella che probabilmente è rimasta più impressa.
Subito il clan è stato diviso in gruppi per dividersi nella varie attività da svolgere: chi si occupava degli animali, della cucina, della pulizie interne o esterne, ecc... da fare c'era tanto e il clan si reso disponibile e utile.
Durante le varie attività si aveva la possibilità di scambiare qualche chiacchiera con le persone che vivevano in questa comunità. Domande a volte scomode, a cui i
ragazzi pero rispondevano con totale sincerità.
Terminate le attività dei vari gruppi, si è formato un grande cerchio, tutti pronti ad ascoltare la testimonianza di questi ragazzi, che hanno raccontato e spiegato l'organizzazione delle loro giornate in comunità e della comunità stessa.
Alcuni si sono aperti, raccontando le scelte della propria vita e il percorso che li aveva portati fino a lì. "Ho imparato ad apprezzare la vita", "a capire il valore delle regole e a rispettarle", dicevano alcuni.
L'incontro ha suscitato domande e riflessioni da parte dei singoli componenti del clan, che si sono messi a confronto con una realtà che per loro non era comune, con ragazzi che avevano anche la loro stessa età, ma che alle spalle avevano una storia completate differente.
Il rapporto che si è instaurato poi con questi ragazzi è stato davvero particolare, quasi facessero parte della comunità, quasi se ne fosse creata una nuova. Insieme al clan hanno suonato, mangiato, cavalcato cavalli, festeggiato compleanni, riso, e soprattutto giocato lunghe partite di calcio.
Quindi sì, svegliarsi presto la mattina, le lunghe code per il bagno, dormire al freddo in tenda, stare in silenzio ed apprezzare i momenti di meditazione offerti, è stato complicato, ma con la comunità che si è creata, e non si parla solo di quella dell'eremo, la route di Pasqua è stata un'esperienza indelebile nei ricordi, che ha provocato forti emozioni e che è stata vissuta insieme.

 

 

pubblicato in versiona ridotta su NoiBrugherio - anno XV n.14 del 7 aprile 2018

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