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EG RS I Social Network e il mondo che cambia PDF Stampa E-mail
Scritto da Panda Erudito   
lunedì 21 marzo 2011


I Social Network, come nel passato era capitato per la “stampa libera” e per i PC, non solo hanno fatto piccolo il mondo, chiunque vi può accedere dal proprio personal comp ed entrare in un qualsiasi social network, e con una semplice ricerca trovare un amico o amica lontana i quali si erano persi i contatti.

Ma i Social Network si pensa che abbiano fatto molto di più… hanno avuto la forza di rovesciare regimi longevi e creare rivoluzioni in soli pochi mesi e contagiare in breve tempo anche popolazioni distanti migliaia di chilometri. Non ci avevate pensato, vero?

Il famoso “cinguettìo” chiamato Twitter ha permesso di far sapere al mondo intero dell’orrenda repressione sfociata nel sangue ad opera del regime iraniano nel 2009, e solo negli ultimi mesi ha permesso di far rovesciare il regime tunisino di Ben Alì, dando vita ad una serie di rivoluzioni che hanno permesso a gran parte del Nord Africa – e in parte del Medioriente – di seguire quell’esempio: infatti dopo la Tunisia venne il momento dell’Egitto contro il suo presidente Mubarrak, poi il Bahrein, l’Algeria, lo Yemen, fino ad arrivare alla Libia ai giorni nostri.

La potenza della comunicazione e dei “tam tam” su internet, è riuscita ad andare aldilà delle censure attuate dai vari governi coinvolti, ma la voglia di informarsi e di informare ha inoltre permesso che si oltrepassassero le varie “censure” perpetrare dai regimi ai vari canali d’informazione comuni, come i giornali, tv, radio.

 

Di seguito, potrete leggere un interessante articolo che si occupa di questo fenomeno.

 

Medio Oriente: I Social Network, megafono delle rivoluzioni

 

Sia che si tenda a sopravvalutare il peso dei social network sia che, al contrario, si sostenga una posizione eccessivamente prudente nei loro confronti è evidente che Facebook e Twitter abbiano svolto una funzione cardine nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa per la circolazione delle istanze rivoluzionarie e verso l’estero nella diffusione di notizie e immagini delle manifestazioni e della loro violenta repressione.

I recenti fatti nordafricani hanno dimostrato però come la rete, se utilizzata da un tessuto sociale pronto e in grado di assorbire e far proprie le istanze che la network society struttura in contesti politici oppressivi, possa divenire uno strumento forte e dinamico nel  supportare movimenti politici pronti a scendere in piazza. Sono in molti a credere che i social network, Twitter avanti a tutti, siano stati la miccia ed il detonatore delle recenti rivolte in Medio Oriente ma, prima di affermare il ruolo centrale della Rete internet nelle rivoluzioni nord africane, è quanto meno opportuno fare un’analisi dell’uso di internet da parte di quelle popolazioni.

Le statistiche disponibili dimostrano che il Nord America e l’Europa con il 19 % della popolazione, hanno il 74% mondiale dell’attività in Rete. Il continente (al di fuori del Nord America) con la densità più alta rispetto alla popolazione è l’Oceania, che ha quasi 500 host internet per 1000 abitanti. La media in Europa è 232. Nell’America Latina è 88. In Asia è 25,  in Africa è 5. Questo dato può darci già una prima idea sull’uso limitato da parte di Tunisini, Egiziani e Libici della Rete internet e dei relativi social network ad essa connessi.

Il 95% della Rete internet del Nord America è negli Stati Uniti. In Oceania il 99 % è in due paesi: Australia e Nuova Zelanda. Il 53 % degli utenti internet dell’Asia è in Giappone (circa il 25 % nell’area etnica cinese), l’80 % dell’America centro-meridionale è in Brasile e Argentina ed infine l’80 % dell’Africa è in Sudafrica.

L’uso della Rete internet appare in tutta evidenza estremamente limitato nei paesi nord africani. La Libia ad esempio ha 1/2 host ogni mille abitanti, mentre l'Egitto dai 2 ai 5 host ogni mille abitanti.

 L’analisi di questi dati ci deve far riflettere sull’uso reale della Rete internet in paesi come la Libia, l’Egitto e la Tunisia, e di come, probabilmente, ad essere stati protagonisti delle rivoluzioni, o più correttamente delle rivolte siano state le azioni di pressione degli eserciti e dei rivoltosi. Al contempo bisogna sottolineare che se è vero che la rivoluzione non la fanno il web, i social network e i blog.  Essi sono artefici di una consapevolezza visibile.

Il fermento di umanità connessa che osserviamo in questi giorni, in Tunisia e in Egitto, ha la tragicità e il coraggio di chi vuole trasformare la propria voce pubblicata in opinione pubblica.

Una opinione che non si fonda più sull’immaginario pubblico costruito dalla stampa e dalla televisione di un Paese che, probabilmente, non riesce a dare visibilità a un dissenso diffuso, che non riesce a rappresentare un malessere condiviso.

I cittadini provano, allora, a rappresentarlo da soli e ad auto-organizzarsi attorno alle possibilità che la rete, oggi, rende disponibili.

Questo è accaduto in particolare in Europa dove il Tam Tam tra i cittadini provenienti dai paesi in rivolta, ha svolto un ruolo fondamentale, un notevole contributo alla ribellione e all’opposizione al regime è stato dato da coloro che dal regime stesso erano stati espulsi e costretti all’esilio.

La voglia di sperimentare una nuova dimensione dell’informazione prodotta e consumata in forma collaborativa e l’uso connesso della rete hanno galvanizzato i punti di contatto emotivi tra gruppi anche molto lontani ciò produce un aumento di empatia che  aiuta a conoscere anche chi è molto lontano o diverso da noi. Sarà per questo che il Governo Egiziano nella notte tra il 27 e il 28 gennaio ha chiuso l'accesso a tutta Internet e sconnesso la telefonia cellulare, dopo aver oscurato e censurato martedì Twitter, e giovedì YouTube e Facebook, nel tentativo di rendere invisibile quel dissenso che al mondo stava diventando evidente e per evitare che la Rete potesse essere un modo significativo di auto-organizzazione.

Il caso Egitto può essere considerato rappresentativo. Uno dei paesi africani che nonostante tutto godono di un maggior sviluppo anche tecnologico, conta 5 milioni di utenti iscritti al social network, più di ogni altro paese africano o medio orientale. Non appena sono cominciate le manifestazioni, il numero di iscritti è aumentato vistosamente.  A partire dal 25 gennaio sono nati 32mila nuovi gruppi e 14mila nuove pagine.

Infatti, l’influenza e l’azione che la politica internazionale esercita sui media tradizionali, ha sicuramente contribuito allo sviluppo di forme alternative di comunicazione, in particolare le agenzie di stampa internazionali hanno subito negli ultimi anni una profonda azione di condizionamento da parte dei Governi, Americano, Inglese ed Israeliano in particolare, che hanno operato una vera e propria azione di filtraggio delle notizie provenienti dal Medio Oriente.

La stampa tradizionale smette di essere interprete oggettiva della realtà e diventa portavoce di interessi particolaristici che non coincidono con quello dei più.

La forza delle idee ed il desiderio di libertà hanno trovato nei secoli il modo di manifestarsi nonostante  le censure di regime e le oppressioni.

Le rivoluzioni di oggi sono fatte, come in passato, da uomini che gridano per la difesa dei loro DIRITTI, ed i social network rappresentano il “megafono” in grado di amplificare tale grido.

 

(articolo tratto da www.rosarossaonline.org/art/2011/03/28/medio-oriente-i-snetwork-megafono-delle-rivoluzioni_13472)

 

 

Inoltre, se vorrete approfondire ulteriormente quanto scritto, potrete ultizzare queste fonti:

 

– “Iran: blog, social network e Twitter danno voce al dissenso” (www.polisblog.it/post/4844/iran-blog-social-network-e-twitter-danno-voce-al-dissenso)

– “Twitter e la rivolta in Tunisia” (www.ilpost.it/2011/01/20/twitter-tunisia/)

– “Come Twitter sta aiutando la rivoluzione egiziana” (www.kuandika.com/5888/come-twitter-sta-aiutando-la-rivoluzione-egiziana/)

– “Libia Egitto Bahrein Iran: un’altra mappa della rivolta animata da Twitter” (www.pinobruno.it/2011/02/libia-egitto-bahrein-iran-un’altra-mappa-della-rivolta-animata-da-twitter/)
Ultimo aggiornamento ( domenica 31 luglio 2011 )
 
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